La riflessione su un tema che dovrebbe essere
scontato ma non lo è mai abbastanza mi è venuta al termine della proiezione del cineforum del giovedi, nel cinema comunale di Matera.
Serata fredda, pochi spettatori all’ultimo spettacolo ma sentita attesa per “Arrietty” film d’animazione messo in piedi dallo studio Ghibli con regia di Yonebayashi . L’ennesimo capolavoro giapponese, che mescola sapientemente colori pastello a una storia intensa, dettagli minuziosi e personaggi ben tratteggiati.
Da un lato gli umani, dall’altro creature piccolissime dalle sembianze umane, che vivono evitando di farsi vedere dagli umani, considerati il pericolo maggiore, a ragione visto lo zelo con cui la tenutaria della villa gli da’ la caccia.
Loro si definiscono prendinprestito, che è la loro attività quotidiana: prendere oggetti agli umani senza farsi vedere. Una zolletta di zucchero, un fazzoletto, biscotti, qualche piccolo oggetto caduto e abbandonato.
Fanno tenerezza per quanto si ingegnano e si impegnano, nonostante le loro piccole dimensioni li esponga a pericoli di tutti i generi.
Il film è tutto dalla parte degli gnomi, geniali e dai sentimenti “umani”, creature in difficoltà e forse in via d’estinzione che cercano di resistere alla loro condizione di minoranza in un mondo dove tutto è difficile. Un popolo sempre con la valigia pronte, costrette a traslocare ogni qualvolta scoperti dagli umani.
Il ciclo di racconti da cui è tratto il film narra dei Borrowers, letteralmente “coloro che prendono in prestito”, tradotto invece in italiano con un neologismo meno amabile: Gli Sgraffignoli.
Come si potrebbero detestare creature tanto dolci e sensibili come i prendinprestito? Basta chiamarli in un altro modo, come fa la tenutaria che li definisce semplicemente dei ladri. Piccoli, ma ladri; geniali, ma pur sempre ladri. Altro che prendi in prestito, gnomi da catturare quanto prima!
Le parole hanno il loro potere, e possono assumere diverse valenze, positive come negative. E ogni situazione può essere chiamata con differenti nomi, a seconda dei punti di vista che scegliamo.
Se al posto degli gnomi definiti ladri scriviamo zingari e al posto di prendinprestito scriviamo rom, non avremmo uno scenario simile, ben noto a noi tutti?
Magari meno poetica e più reale, ma la storia sarebbe grosso modo uguale e ci racconterebbe le peripezie quotidiane di un popolo in difficoltà e delle sue mille astuzie per continuare a esistere, avversati da chi si ferma solo a giudicarli.
Potenza delle parole.
