IMPRESSIONI SUL 25 APRILE MATERANO

Una risposta indiretta a Tonino Perna, che sta pensando di organizzare per l’anniversario dell’unità d’Italia, un grande raduno a Teano per raccontare l’altra Italia, quella dell’economia solidale e dell’impegno civile. Un’idea interessante, che si scontra con un solo dubbio: ma che motivo abbiamo noi meridionali di preoccuparci dell’unità d’Italia, se 150 anni fa ci hanno svenduto ai Savoia e oggi siamo rifiutati dai leghisti?

Guardare la banda che passa per le strade principali con dietro sei uomini di varie età col cappello degli alpini ed in mezzo solo un tipo col suo cane al guinzaglio, ha destato scalpore, tanto che la notizia è subito passata di bocca in bocca all’interno della comunità materana intenta a organizzare i festeggiamenti di un altro 25 aprile della società civile.

Anche in me il fatto ha destato curiosità, specie perché quel tipo sono io, che assieme alla mia cagnetta ho seguito la vasca di andata della banda, l’unico momento non eccessivamente istituzionale delle cerimonie ufficiali previste per il 25 aprile.

La vasca di ritorno, invece, vedeva sindaco e presidente della Provincia, qualche neo-consigliere comunale, un manipolo di sindacaliste/i della CGIL con gonfalone centenario annesso e poi, io , la cagnetta e qualche stimato personaggio materano.

Ritornati indietro per le stesse vie, dopo aver incrociato comitive turistiche prese da altri intenti, una piazza semivuota e una pedana attendeva le istituzioni. Poco più avanti, corpi militari schierati per i saluti di rito.

E’ stato in quel momento che la pioggia ha deciso di venir giù, una pioggia attesa, preventivata da tutti i siti meteo nonché dal più stimato meteorologo della Basilicata.

A quel punto me ne sono tornato indietro, a dare una mano ai compagni e alle compagne con le quali si è messo su un 25 aprile diverso, pieno di associazioni e denso di iniziative artistiche e culturali, affollato da centinaia e centinaia di materani che hanno visitato gli stand e partecipato alle singole iniziative in programma.

Il tutto, incredibile, ma vero, sotto un sole che ha fatto capolino perché anche lui non voleva perdersi la grande mobilitazione organizzata da oltre 26 realtà materane.

Niente a che vedere con le solite trite e ritrite corone di fiori poste su monumenti che nessuno degna più di uno sguardo. Non che sia contrario ai riti, anzi, ma passeggiando dietro la banda mi è venuto un senso di tristezza e di distacco, per riti oramai svuotati di senso, almeno per i cittadini comuni.

Colpa delle istituzioni che si accontentano di una pagina sui giornali con su le loro solenni dichiarazioni? Colpa dei cittadini che non mostrano interesse verso celebrazioni cui dovrebbero avere più passione? Difficile a dirsi.

Noi invece si è proposto una ripresa del rito civile, una narrazione che ha parlato, tramite variegate modalità, al cuore della gente. E allora visite ai luoghi della resistenza materana, disegni, letture su tale nobile momento storico materano, video su diversi tipi di resistenze, appelli, musica, esempi rurali e urbani di resistenza quotidiana. E poi le petizioni contro la legge elettorale, la raccolta di firme per il referendum sull’acqua, la capoeira, gli esperimenti chimici per bambini narrati contrapponendo acqua bene comune e acqua privatizzata.

Alla fine, di cittadini che sono passati per gli stand della società civile presente se ne sono contati un migliaio, un vero successo, una festa partecipata voluta dalle realtà attive sul territorio che ogni giorno mettono in pratica la democrazia e resistono o fanno resistere altri cittadini ai soprusi o alle difficoltà di questa società.

E la banda? E i pennacchi?

Chissà… non è che voglia prendere le distanze dai riti istituzionalizzati, ma se sono vuoti di senso comune e restano dei simulacri buoni solo per le istituzioni, beh… mi sa che non si va lontano.

E allora, in un periodo storico che vede venti localistici e nazionalisti soffiare fortemente sull’Europa, se proprio vogliamo ribadire le ragioni dello stare assieme, dobbiamo anche trovare spunti e modalità che interessano i cittadini del sud.

Soffiare noi più forte di altri, insomma.

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