IL PRESEPE SARA’ VIVENTE, MA IL SASSO E’ MORENTE

L’altra sera è nevicato, finalmente.

I bei fiocchi che lenti si sono poggiati al suolo dopo aver danzato nell’aria fanno parte dell’atmosfera natalizia ed è bene che ogni tanto la neve faccia capolino, specie in una cittadina dell’entroterra come Matera.

Cosa sarebbe un natale senza neve? Sarebbe come un natale senza presepe. In realtà da diversi anni di neve ce n’è sempre meno, a causa del riscaldamento globale che ha innalzato le temperature in tutto il globo. Ma il simbolo resta.

Anche il presepe non è più di moda come un tempo, per via della secolarizzazione in atto, ma resta un simbolo pieno di significati che vanno oramai al di là della tradizione cattolica, è espressione artistica, simbolo del focolare domestico ma anche un segno del consumismo, presente in tante ammiccanti pubblicità intente a promuovere questo o quel prodotto che non si capisce perché in questo periodo dell’anno dovremmo essere più inclini a comprare.

Tanto vario come simbolo che conta poco sapere se proviene, come quasi sempre all’interno delle tradizioni religiose, da riti afferenti ad altre religioni o ad altre società precedenti. Le tradizioni sono tali laddove attecchiscono, la loro storia può fare simpatia conoscerla, inutile rivendicarne paternità.

A Napoli, patria del presepe, ogni anno gli artisti rinnovano la tradizione, inventando nuovi personaggi in base alle mode del momento. Il presepe come canovaccio su cui ognuno presenta la propria idea, la mette in pratica, la rende viva. E così in un presepe dove un tempo c’erano solo pastori, mercanti e persone devote, oggi c’è spazio per personaggi dell’attualità che non stonano e che ognuno posiziona dove meglio crede.

A Matera, invece, oltre all’esposizione nel piano di presepi messi a disposizione da artisti locali, ci si appresta a ospitare un evento che si mormora sarà da guinness dei primati: il presepe vivente con il maggior numero di figuranti, provenienti da tutta Italia grazie alla collaborazione con le pro loco italiane. Per una città che intende affermare il suo carattere turistico, l’idea di abbinare alla tradizione natalizia un evento turistico-religioso, potrebbe sembrare a prima vista una buona idea.

In realtà, al di là dei facili entusiasmi, diversi sono i dubbi e gli spunti critici offerti a uno studioso di fenomeni turistici da un tale evento.

Tralascio i dubbi sull’opportunità di finanziare l’evento con la non certo piccola cifra di circa 140.000 euro di soldi pubblici, nonché il fumoso messaggio che il contributo richiesto ai visitatori sarà dato in beneficenza, termine vago dietro cui non automaticamente ci si riferisce a opere solidaristiche in favore dei più bisognosi.

Un evento così partecipato in un periodo di alta stagione rischia di creare problemi di congestione nelle strutture ricettive e ristorative presenti in loco e che normalmente durante le festività da anni lavorano a pieno regime anche senza eventi del genere, invece che favorire il turismo.

L’evento, come recita il sito “è stato pensato da pochi per coinvolgere molti”. Ma al di là dei tecnici, gli artigiani e gli abitanti dei sassi si trovano a dover subire l’ennesimo evento senza essere stati minimamente considerati in nessuna fase della progettazione.

L’utilizzo a fini turistici di tradizioni tenute in vita dalle comunità locali è un terreno minato, perché si tratta di una potenziale mercificazione di una tradizione, che sarebbe bene evitare. Non siamo infatti in presenza di una comunità che ha deciso di compiere un’operazione del genere ma di un evento che utilizza la tradizione. Alla lunga il rischio analizzato già in altri luoghi turisticizzati è quello di annichilire le tradizioni locali (spesso di oltraggiare i sentimenti locali), in nome del profitto. La tradizione, se viva, andrebbe lasciata a chi la mantiene viva, lontana da echi di tipo commerciale

Accrescere le potenzialità turistiche di un territorio come Matera è un’idea giusta, farlo senza criterio rischia di essere miopia politica, un evento di un giorno di siffatte dimensioni aggiunge poco al fascino o alla capacità attrattiva di questa splendida cittadina. Niente a che vedere con atri meritori eventi come il recente Wine Festival.

Ma quel che che stona maggiormente del “Presepe d’amore”, al di là delle roboanti parole spese nella comunicazione per spiegare tutti i valori che il progetto intende infondere nei cuori dei materani e dei visitatori è l’idea che, per l’ennesima volta, i sassi di Matera siano utilizzati come set “naturale” di eventi accaduti due millenni addietro, dimenticandosi di chi ci vive oggi.

I sassi saranno anche uno scenario attraente per certe operazioni di immagine, ma quel che andrebbe evidenziato è che mentre il presepe è simbolo di famiglia, di focolare, di nascita, i sassi sono abbandonati al loro triste destino, buoni solo per accogliere turisti e prestarsi a operazioni di facciata. E così i lavori per le case popolari ancora non riprendono, le politiche pubbliche languono, nei sassi c’è spazio solo per attività turistiche e non anche per facilitare la vita di chi crede che i sassi siano un luogo da vivere, prima che da presepiare.

E intanto, silenziosamente, sotto la scure del libero mercato va sparendo l’ennesimo vicinato; un tempo luoghi di vita, oggi luoghi vacui, buoni solo per piazzarci i turisti. Luoghi turisticizzati ad opera di pochi imprenditori che, sfruttando leggi oramai datate che non tengono conto della società in cui viviamo oggi, si accaparrano fette di territorio più o meno estese per alimentare i propri portafogli. E’ di questi giorni la notizia che l’ennesimo proprietario che fino ad oggi ha affittato due piccoli appartamenti a cittadini normali a prezzi normali, insomma una brava persona, ha deciso che dall’anno prossimo ristruttura le sue case per destinarle alla ricettività turistica, cedendo di fatto alle lusinghe e alle pressioni di furbi imprenditori che desiderano che nei sassi ci sia spazio solo per i forestieri, così da poter di fatto privatizzare per uso turistico interi vicinati, gli stessi dove le guide si fermano per raccontare le gesta di un tempo degli abitanti dei sassi.

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