Cartoline dalla Sardegna

Attraversare la Sardegna con un mezzo pubblico non è impresa facile, nel senso che ti accorgi di quanto sia grande e mal collegata l’isola. Per i centri maggiori nessun problema, per il resto bisogna adattarsi ad orari pensati prevalentemente per l’utenza scolastica o pendolare, niente di nuovo per chi abita nel meridione d’Italia.

Sarà forse il nostro contributo al concepire lo scorrere del tempo in maniera mediterranea?

Da Cagliari a Sassari è un prevaler di ulivi, altri arbusti presenti non riuscirei a riconoscerli con tanta sicurezza, passandoci in mezzo col treno.

D’altronde chi non è esperto di riconoscimento di piante, in genere si ferma al fico, al pino e a poche altre specie. Fra cui senza dubbio l’olivo, una delle piante più mediterranee che ci sia, sebbene se ne trovino esemplari anche in altre parti del globo che hanno un clima simile al nostro.

Nonostante questa lunga e rassicurante distesa di olivi, in continente non ricordo di aver mai visto in vendita olio sardo. Famosi quello toscano e il siciliano, dolce; e quello pugliese, prevalentemente piccante. Ma il sardo?

Sulla strada il cartello che dà la direzione per il museo Gramsci ci accompagna.

Dopo Oristano spazio alla macchia mediterranea, par di riconoscere in particolar modo il lentisco con le sue piccole bacche rossastre. Per il resto macchia è un ottimo termine per dire tutto e nulla quando non si ha la pretesa di fare distinzioni, solo fornire un’indicazione abbastanza caratterizzante di ciò che si sta vedendo; arbusti e fichi d’india.

L’uscita di Samugheo evoca ricordi lontani risalenti ai tempi dell’università, con seguito di aneddoti che si perdono nella memoria di cene sarde e bevute di mirto fatto in casa.

Quella per Gavoi è l’attualità, uno dei festival con cui la Sardegna cerca di attirare viaggiatori all’interno per condividere momenti di cultura ma anche sapori e saperi.

Quella per Nuoro mi ricorda di aver appena letto che questa cittadina assieme a Matera è “l’unico capoluogo d’Italia non servito dalle ferrovie dello Stato”. Dalla perdita del primato in solitaria potrebbe nascere, perché no, un interessante gemellaggio.

Le rupi di Siniscola.

San Teodoro, sotto la blasonata e poco oramai apprezzata dai comuni mortali costa Smeralda, che per me significa l’amico ritrovato, peraltro con prole, ma per gli altri può aver senso anche solo per il suo pittore, abilissimo a creare in pochi minuti paesaggi fatti di navi, baie, nuraghe e quant’altro.

E per una baia dimenticata dalle mappe turistiche.

Sassari, non pervenuta. Nubifragio.

Il maestrale di Alghero, fra le cui onde si intravedono splendide sirene post moderne, tatuate di tutto punto. E i suoi bastioni, che la proteggono. E una condotta dell’acqua rotta che sperpera oro blu, senza che nessuno per giorni intervenga. E la carrozza per portare i turisti a fare un giro nelle viuzze del centro, creata elettrica così il cavallo non deve più tirare e si riposa.

Un agitato mare e una poltroncina stile retro’ mi accompagnano di nuovo in continente.

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