Storie fra i Sassi

Questa è una storia piccola, che vale la pena di esser raccontata.

Una di quelle storie che solo chi vive in un posto può carpire.

E’ una storia bella, fatta di gesti ricorrenti.

Una storia che non ha fretta. Che nasce e pasce nei Sassi di Matera.

Al visitatore attento, capace di andare oltre l’incanto del primo affaccio, non sfuggirà certo che uno degli elementi maggiormente presente negli antichi rioni di questa splendida cittadina, è un’erba infestante, la parietaria.

Anche lei ama i Sassi,  e sbuca da qualsaisi anfratto della roccia calcarenitica. Gli allergici a tale pianta ne sanno qualcosa, per loro passeggiare nel periodo in cui i pollini sono in giro è impresa ardua, li vedi con quegli occhietti arrossati e incavati, lo sternuto facile.

Ogni anno la stessa storia, cambiano i volti, non le espressioni.

Ma quest’anno qualcosa all’improvviso è cambiato, come per magia.

Qualcuno ha inviato una squadra di lavoratori socialmente utili a ripulire i Sassi, con tanto di tagliaerba al seguito.

E così  nei Sassi, per diversi mesi, si è udito il ronzio della macchinetta che faceva sparire grosse quantità di parietaria, supportata da varie mani che rifinivano il lavoro.

All’inizio li mandavano solo lungo gli itinerari battuti dai turisti, una pessima indicazione che troppo spesso tocca annotare nelle località turistiche, come se gli abitanti non esistessero.

Gli chiesi se potevano fare anche la mia strada, abitavo da poco in una zona isolata dei Sassi sommersa di parietaria, e per quanto avevo iniziato a strapparla con le mani, da solo ci avrei impiegato dei mesi. Mi risposero che loro facevano le strade che gli venivan affidate, e che dovevo parlare con il Comune. Così feci e dopo qualche giorno sentii il brusio inconfondibile della macchinetta che falcia l’erba, fuori al portoncino di casa.

Per festeggiare il loro arrivo, uscii a offrirgli un caffé, mi sembrò il minimo.

Quando li incrociai dopo qualche giorno, giù nel sasso barisano, mi fermai a fare due chiacchiere; loro mi chiesero che senso avesse vivere nei Sassi, quando nella città nuova c’erano tutti i confort. Io devo aver dato più o meno la risposta che do’ sempre, che nei sassi c’è poesia, che per me che scrivo questa poesia è fondamentale, che ilsilenzio dei SAssi è magico e fonte di ispirazione, così come le storie del passato che chiedono di esser raccontate.

Da allora ogni volta che li incrociavo per strada mi salutavano col soprannome di poeta, sebbene all’epoca ne avessi scritta una sola! Ma non erano ironici come spesso capita a MAtera, era un appellativo ossequiso, e me lo son tenuto volentieri.

I nostri incroci e i nostri colloqui sono continuati fuori casa, ogni volta che la machinetta si interompeva per il cambio benzina, io uscivo col caffe e il nostro dialogo proseguiva per qualche minuto, poi tornavano al lavoro, meticolosi.

Poi un giorno, tornato da un viaggio di studio, mi son accorto che non si udiva più quel ronzio fonte di speranza per un futuro migliore, nè vicino casa nè in lontananza.

E non è più ripreso.

Chissà, forse l’anno prossimo li rivedremo in giro. O forse no, non ne ho idea.

Nel frattempo ho incontrato in piazza uno del gruppo, mi ha detto che non stava al momento lavorando e mi ha confidato chealla fine si era reso conto che  rucola1lavorare nei Sassi era davveo bello, che effettivamente c’è un’atmofera particolare, cui non aveva mai prestato attenzione prima di trovarsi a strappare erbacce.

Ma la storia non finisce qua, perché quel lavoro accorto e iterativo ha prodotto i suoi frutti, oggi in giro c’è molto meno parietaria, altre piante meno invasive sono riuscite a farsi largo, e ora fuori casa mia è un pullulare di rucola selvatica e altre erbette che piacciono a noi che ci abitiamo e sicuramente anche ai visitatori, sebbene loro questa storia non la sanno.

Matera 7 dicembre 2012 – Tisaneria

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