Manutenzione o abbandono di un patrimonio UNESCO

Il tragico crollo di una palazzina a pochi metri dalla zona turistica dei Sassi, ha provocato forti reazioni nella piccola comunità materana. Tanto risentimento, tantissima solidarietà e un aumento generale della preoccupazione per la staticità degli edifici in tutta la città, che oggi conta 60.000 abitanti.DSCN2615

Anche negli antichi rioni dei Sassi, oggi la principale attrazione per i turisti che vengono in città, ci sono numerose zone ancora abbandonate, dopo l’esodo forzato iniziato negli anni 50 del secolo scorso e che portò al loro totale abbandono: edifici fatiscenti se non quasi del tutto crollati, muretti fatti di blocchi di tufo che ogni tanto decidono di farla finita eDSCN2618 si buttano giù.

Negli ultimi anni molti edifici sono stati ristrutturati ad opera di imprenditori che hanno avuto in concessione gratuita tali edifici in cambio delle necessarie riparazioni. In passato anche ai cittadini fu permesso di prendere in affido per uso residenziale gli spazi abbandonati e divenuti poi demaniali, ma oramai questa prassi si è interrotta.

DSCN2616Restano alcuni complessi che dovevano essere destinati a edilizia abitativa i cui lavori sono fermi da tempo e altre zone in attesa che qualche imprenditore si decida a farne richiesta.

Ovviamente questi luoghi sono pericolosi, e i rischi per i ragazzini che vanno a giocare o a cercare un po’ di intimità sono grandi. Ma la pulsione alla vita non si ferma solo perché attorno c’è inerzia.

E intanto, a seguito del crollo di vico Piave, un solerte cittadino ha preteso che fosse messo in sicurezza un muro che presenta chiari segni di erosione e dietro cui un tempo c’era una casa e oggi solo una vista sui tetti sottostanti e sul cielo che domina i Sassi.

DSCN2613Il motivo di tale richiesta, mi ha spiegato, è che i ragazzini attraversano sovente il varco che un tempo era l’uscio di ingresso, per andare a sedersi sui tetti sottostanti di altre case abbandonate.

Il rischio che si possano fare male, ha concluso, è inaccettabile.

Ineccepibile, per certi versi.

Eppure mi ha convinto poco.

DSCN2621Anche io ero stato tempo fa al comune per denunciare che stava crollando un muretto pochi metri più giù. Ma la risposta che mi fu data mi fece desistere dal consegnare le foto e me ne andai da dove ero venuto.

“Dacci le foto” – dissero “e noi veniamo a chiudere la strada”.

Al che feci notare che forse era il caso di intervenire e riparare, non chiudere giusto per mettersi la coscienza a posto.

Ma non c’erano soldi per le riparazioni, dissero i tecnici, per cui l’unica cosa che potevano fare era mandare qualcuno a chiudere il tratto pericolante.

Mettere in sicurezza, appunto.

A me non sembra che un patrimonio UNESCO vada trattato in questo modo; non si tratta di transennare o di affiggere cartelli che resteranno a imperitura memoria, come dimostra un cartello affisso da decenni sempre sulla stessa scalinata, poco più giù. DSCN2619

Ma di intervenire, continuamente, pianificando la manutenzione di questo bene, le cui pietre e i cui scorci sono fra l’altro diventati elementi attrattori tali che il turismo oggi rappresenta una delle principali fonti di reddito per la città.

I ricordi degli oggi sessantenni che ricordano quando giocavano sui tetti a rifare scene del film di Pasolni mi sembra il miglior modo di ricordare la storia di questo luogo e di indirizzar le politiche per il futuro. Più ragazzi a giocare su tetti sicuro perché vissuti e manutensiti, meno inferriate.

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