La Luna e i Calanchi – un festival intenso per chi non ha fretta

Sperso nei vicoli del centro antico di Aliano, nella zona che affaccia su una fila di grotte scavate nella roccia argillosa, una fisarmonica che riempie l’aria calda di questo pomeriggio agostano cattura la mia attenzione.

foto di Andrea Semplici

foto di Andrea Semplici

Meglio andare in un paese lucano e imparare a potare un albero e fare un caciocavallo, piuttosto che stare in fila a Ibiza con la ciotola dei divertimenti fra le mani.

Poco prima, nei due unici bar del paese posti uno di fronte all’altro, piacevoli incontri con amici di ieri e di oggi, tutti accomunati dall’amore per il sud, convenuti qui nel paese del confino di Carlo Levi per il festival La Luna e i Calanchi. Un evento unico nel suo genere, messo in piedi da Franco Arminio, che ha riunito poeti e personaggi che ognuno a suo modo ha voluto testimoniare il proprio amore per queste terre aspre, circondate, quell’Italia minore che Franco ha ben descritto in uno dei suoi intensi libri, quel “Geografia commossa dell’Italia interna” che leggo e rileggo in continuazione.

Mi aggiro tra ardori civili e intime mestizie e vorrei organizzare esperienze per me e per altri in cui ci sia spazio per quello che ci morde dentro, per l’incanto e lo sdegno che proviamo quando guardiamo il mondo

Nel programma ci sono oltre ai poeti anche gli attori, i musicisti, gli scrittori, ma anche i paesologi, gli antropologi, un’abbandonologa (!) e tanti altri.
Incontro la fotografa, il professore, la danzatrice, la dottoranda, l’organizzatrice di eventi, lo scrittore, l’informatica, l’agricoltore, il precario, la studentessa, l’inoccupata, l’architetto e via di questo passo; un piccolo universo accomunato da volti stanchi e emozionati, per la caratteristica nottambula di questo festival.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.

Qui ti ritrovi a fare chiacchiere con gente che è famosa e tu manco lo sai, stai seduto affianco a ex ministri come se fosse un epiosdio quotidiano, mangi una focaccia con altri partecipanti, tutti qui ad Aliano, per partecipare al festival. Una comunità, provvisoria ok, che si reincontra. Per strada c’è chi chiacchiera e chi suona, chi legge e chi sonnecchia.

Nella piazzetta Panevino, prima che le note si iniziassero a diffondere, diverse persone con cuffie senza fili ascoltavano le poesie “gastronomiche” di una poetessa che ha ideato questa simpatica modalità di performance, che ognuno segue dove gli pare nel raggio di un centinaio di metri.

Ora alla fisarmonica si sono  aggiunti due sax, è una jam session improvvisata per i pochi passanti di questa controra. Me ne sto su un gradino ad ascoltare, mentre lo sguardo si posa sui pensieri scritti dalle disobbedienti, uno dei diversi laboratori cui è possibile partecipare oltre a canto, foto e via dicendo.
Tutti ambasciatori della luna, come ci definisce nel suo promemoria in vendita allo stand dei gadget, dove è possibile trovare delle cartoline su cui campeggiano foto del paese e frasi deliziosamente paesologheggianti.

foto di Andrea Semplici

foto di Andrea Semplici

Non so bene a che ora ci saranno le prossime performance, è tutto in ritardo, ma d’altronde in questi luoghi aver fretta non ha senso, che senso ha chiedere efficienza 4 giorni all’anno se poi per il resto dell’anno il tempo sembra non scorrere?

… tieni conto che i paesi lucani quando stai per arrivare un poco si allontanano. (…) L’importante è sapere che ad Aliano arriverai sempre in leggero ritardo.

Per evitare l’invasione, sebbene dal sapore culturale, è bene immergersi nei ritmi locali, che sono lenti, maledettamente lenti.
Noi invece stiamo tutto l’anno a correre dietro non si sa cosa, ci stanchiamo e non sappiamo più neanche decelerare, lasciarsi pervadere dalle sensazioni che non dipendono da se il programma è rispettato o dagli orari, è fatto di empatia, di incontri casuali, di novità. Bisogna abbandonarsi con fiducia, dimenticare le clessidre post moderne.
Chiudo gli occhi per concentrarmi sulla musica.
E sui passi che van su e giù, lenti.
Ho voglia di sognare.

p.s. le citazioni sono ovviamente di Franco Arminio

 

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