Turismo responsabile e richiesta formativa

corso base AITR 1Al corso base sul turismo responsabile appena conclusosi a Bologna, c’erano oltre 30 iscritti e in diversi sono rimasti fuori, tanto che l’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) sta già pensando a una nuova edizione da qui a breve.Altrettanti ne avevamo avuti all’edizione precedente e diversi soci di AITR si occupano continuamente di formazione a vari livelli, dai corsi organizzati dall’ICEI a quelli di RAM, passando per i formatori del Vagabondo e per numerose altre esperienze analoghe in tutto lo stivale.

davolio2Così come grazie ad alcune linee di finanziamento capita che singole realtà nel loro territorio organizzano attività formative in cui vengono chiamati esperti di AITR come a Monopoli (BA) l’anno scorso per un corso sul turismo costiero o a Laterza (TA).
E poi ci sono i master come quello del CTS, insomma vi è una domanda crescente di formazione sul turismo responsabile, che fa ben sperare per un prossimo futuro in cui questo modo di fare turismo si affermi sempre più.

Ma se guardiamo alle offerte di lavoro in questo settore, il quadro è amaro. Le realtà che organizzano viaggi di turismo responsabile sono piccole e hanno pochi dipendenti, altre lavorano grazie a progetti finanziati, specie per quanto riguarda le ONG che si occupano di paesi del “sud” del mondo. E nel settore pubblico sappiamo come sia tutto fermo.
sergio al corso AITRChe fare allora?
Oltre a non illudere nessuno, la prima ipotesi è cercare lavoro presso operatori di turismo convenzionale, portando la propria sensibilità e la propria etica. Uno degli scopi di chi si occupa di turismo responsabile è infatti influenzare l’industria del turismo convenzionale, cambiarla dall’interno, quindi niente di meglio che avere tanti lavoratori inseriti nel tessuto produttivo convenzionale, poiché con la loro professionalità affiancata dall’etica potranno far migliorare le proposte in essere.
E poi c’è l’idea dell’autoimpiego che, sebbene sia più complessa, al momento è una delle idee su cui maggiormente ci si deve spendere.

Personalmente spero nel prossimo futuro di essere chiamato sempre più a insegnare in situazioni dove l’idea dell’auto impiego sia ben presente fra i discenti, non serve iniziare con grandi progetti costosi, specie se non si hanno grandi capacità imprenditoriali; meglio puntare sul partire da qualche piccola attività e poi chissà.

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