Matera, il 2019 e il bue in rivolta

goccia

Mentre l’Europa rischia di chiudere, nella piccola città di Matera, futura capitale europea della cultura pare che la goccia abbia fatto traboccare il vaso.

Ma non per gli scempi ambientali o per il lavoro che manca, bensì per quanto sta avvenendo in vista del 2019.

E ci sta.

Dopo un anno e mezzo di imbarazzante nulla, di litigi politici interni su chi e come deve guidare l’intero percorso fino al 2019, nella città che ha per simbolo un pacifico bue che mangia un filo di grano sta per avvenire il cambio nella governance della fondazione che dovrebbe guidare la città fino al 2019.
Da tempo va avanti la querelle fra i vari attori coinvolti: la Regione da un lato, il Comune dall’altro. E in mezzo l’attuale direttore tecnico, Paolo Verri, un piede lavorativo già in Puglia (sempre avanti lui, anticipa la nuova  regione levantina che includerà pure Matera), voluto all’epoca dalla minoranza PD che però non governa più Matera e non è ben vista dai colleghi di partito che governano la Regione.
Ed ecco l’accordo, pochi giorni fa, largamente atteso, che allarga il CdA e inserisce nuove figure tecniche, con figure improbabili come il presidente onorario. Ma in realtà tutto torna, erano le promesse della scorsa campagna elettorale e dell’ovvio braccio di ferro che ne è seguito.
Se il direttore artistico (il valente Joseph Grima) fu scelto tramite bando internazionale e non si capisce per quale motivo avversato durante la campagna elettorale, ora in pochi giorni pare che tutte le caselle siano state decise dall’alto. Ed ecco volti noti pronti a entrare nell’agone, ognuno col suo padrino politico che scalpita: dal presidente dimisisonario dell’APT Perri (cui dedico i miei post critici sulla lettura del turismo a Matera di questi giorni) a Calbi, fortemente voluto dal nuovo sindaco di Matera, che a Luglio aveva già dettato i passaggi che avrebbero caratterizzato il nuovo corso materano.

no logoEbbene, approfittando di un concomitante call lanciata dalla fondazione Matera 2019 per la creazione del nuovo logo, un architetto-musicista ha lanciato una petizione contro il cambio del logo che ha radunato virtualmente quasi 4000 persone in poche ore e domenica vedremo quanti se ne materializzano al flash mob di protesta.

Che ha fatto seguito a una doppia lettera di indignazione di Cresco, realtà cui aderiscono diversi importanti contenitori culturali della Regione.
Mentre sul versante turistico pochi mesi fa si era registrata l’imbarazzante incontro voluto da molti albergatori per chiedere lumi agli amministratori locali su quali piani bollono in pentola per la città, imbarazzante per i silenzi giunti in risposta da chi è chiamato a governare le politiche turistiche e i problemi legati al turismo che già stanno affiorando
bananaL’organizzatore del flashmob, incrociato mentre gira a convincere in tanti a farsi vedere domenica dal vivo, precisa che quello del logo è solo un pretesto, il problema non è contrapporre Matera a Potenza ma denunciare una situazione in cui i materani rischiano di avere poca voce in capitolo. Come i creativi, in fondo.
E il turismo che piace a me passa per una comunità fiera dei processi cui è chiamata a partecipare, non certo a quello pensato nel chiuso di qualche stanza. Turismo responsabile è turismo che affianca le comunità.
Tecnicamente questi nuovi assetti non consegnano la capitale europea alla Regione, certificano il nuovo corso e fa contenti tutti gli amministratori. Dal punto di vista politico è una classica mediazione fra i vari poteri, dal punto di vista del popolo (per ora virtuale, poi vediamo) l’ennesima dimostrazione di come i politici (locali e regionali, sia chiaro) pensino solo ai fatti loro.
Chissà come andrà a finire, di certo meglio questa ventata di indignazione che il continuare a subire silenti la situazione o l’attendere che qualcuno faccia il miracolo.

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