Venezia, Matera, e dell’evitare l’invasione

venezia folla Niente di meglio che iniziare la giornata facendo due chiacchiere con gli ospiti del B&B giunti dalla laguna. Il tema che mi propongono è l’invasione turistica di Venezia e i rischi che corre Matera. Cosa si potrebbe fare prima che sia troppo tardi?

La storia è nota: Venezia piace molto ed è invasa da turisti tutto l’anno, si parla di 50.000 visitatori al giorno che rendono ai cittadini la vita difficile, se non impossibile. Molti se ne sono andati sulla terra ferma, pochi resistono ma attorno a loro quella che un tempo era l’ossatura della Serenissima si sta sgretolando giorno dopo giorno. Si calcola che ogni anno una media di 2000 persone vada via da Venezia, oggi ce ne sono meno che a Matera: dagli oltre 160.000 degli anni 50 si è passati nel centro storico a meno di 60.000 (Candela, 2009).

venezia proteste lavoratori turismo senza contratti Mentre mi raccontano della loro esperienza, mi viene in mente la vita degli Indiani d’America, segregati in riserve sempre più piccole, sacrificati alle esigenze di noti invasori.

Venezia è oramai un parco dei divertimenti più che una città, lo scrive anche il the guardian:

  • affitti alle stelle e costo delle case che arriva a 20.000 €/mq (Venezia Today del 4/4/2016);
  • negozi e ristoranti che vendono oggetti e cibi finto-italiani; perfino i famosi vetrai di Murano pare si siano in gran parte venduti pur di raggranellare più soldi, importando vetro da Taiwan.

carnevale a venezia youvenice.it Tutto già noto a chi si occupa di impatti del turismo. A novembre 2015 durante le giornate mondiali del WTO si è levato l’ennesimo grido d’allarme e Venezia era una delle mete di cui si è maggiormente discusso, affianco all’altra città oramai invasa dati turisti tutto l’anno: Barcellona (Goodwin, 2015).

Un documentario trasmesso sulla RAI all’inizio del boom veneziano, pieno di interessanti interviste, fa notare come già all’epoca (anni cinquanta del secolo scorso) la maggior parte delle persone era preoccupata per quanto stava avvenendo; ma anche chi era favorevole. Perché il turismo come sempre piace a chi ci lavora ed è mal sopportato dagli altri.

Fra il mangiar i dolcetti comprati freschi al forno e le marmellate biologiche, la domanda su cui abbiamo ragionato è se sia possibile conciliare gli aspetti economici con quelli sociali. Se a Matera i flussi dovessero aumentare in modo imponente come qualcuno spera (premesso che non si sta facendo nulla per alimentare tutto ciò e si rischia che i riflettori si spengano prima del previsto), cosa accadrebbe?

Se n’è parlato negli stessi termini durante la presentazione del mio libro negli spazi del GoDesk di Potenza poche ore dopo. Di sicuro bisogna tenere a mente che il turismo è un insieme di attività articolate che crea un impatto non indifferente su un qualsiasi territorio.

Da un lato la democratizzazione del turismo va vista come un fatto positivo, sia per chi viaggia e sia per chi può trovare o inventarsi un lavoro in questo settore. Ma ci sono i contro, di cui troppo spesso ci si dimentica anche se sono scritti in qualsiasi studio sugli impatti del turismo:

impatti ambientali – dall’aumento (in genere mal gestito) dei rifiuti a quelli sull’ambiente circostante;

impatti economici, visto che se è vero che aumentano le offerte di lavoro è anche vero che a Matera come a Venezia sono lavori precari, sovente mal pagati e con scarso se non nullo rispetto ai lavoratori. Per non parlare dei lavoratori a nero che non mancano mai;

impatti sociali, poiché il turismo innesca una serie di meccanismi tali per cui la comunità locale ha sempre maggiori difficoltà, anno dopo anno, a vivere in una destinazione turistica, a permettersi di prendere in affitto un locale o una casa, a mantenere le proprie tradizioni.

Serve il senso del limite, grande sconosciuto quando si pianifica il turismo. Si preferisce più lavorare al marketing, al lancio, a far venire gente. Più turisti uguale più soldi, è il mantra che si cerca di inculcare a chi vive in un territorio. E gli effetti collaterali? Silenzio, meglio non parlarne.

Eppure ci sono luoghi dove si sperimentano soluzioni, mai replicabili senza un’analisi che sia caso per caso, perché ogni luogo ha le sue peculiarità e fa vita a sé.

Ne parleremo durante l’imminente corso sul turismo responsabile che si svolgerà a Matera dal 13 al 15 maggio (tutte le info per iscriversi su www.ilvagabondo.org). E poi a seguire su questo blog.

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