Archive for the ‘I miei libri’ Category

Gli attori del turismo responsabile

imageEccolo disponibile per la lettura di tutti gli interessati il mio saggio sugli attori europei del turismo responsabile. Ne abbiamo parlato a Reggio Emilia all’interno delle attività di AITR assieme al presidente della rete europea di turismo responsabile. Un libro necessario, che colma un vuoto. Di che parla?
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Il mio libro, Aliano, la luna e i calanchi

calanchi Durante il tour di presentazioni del mio nuovo libro nei paesi della Lucania, non potevo saltare la tappa di Aliano. Perché si svolgeva un evento poeticamente folle, La luna e i calanchi.
Non un festival, ma una festa, ad Aliano, il paese del confino di Carlo Levi.

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A Matera si va, si torna, si resta

teresa acquerelli Ed eccoci, 4 anni dopo Salvateci dalla Taranta e numerosi saggi sul turismo ecco il mio nuovo libro: A Matera si va, si torna, si resta.

Rispetto al fortunato precedente, questo nuovo libro contiene tre grandi novità. Continua a leggere

il mio nuovo libro su Matera

matera2019Le bozze del mio nuovo libro di viaggio sono pronte. Manca il titolo, ma quello va pensato bene, abbisogna dei suoi tempi. Dopo Salvateci dalla Taranta, eccone doverosamente uno su Matera, la futura capitale europea della cultura mi ha infatti fornito tanti spunti che, uniti all’apertura di un B&B nei Sassi, sono diventati quasi con naturalezza un libro agile, i primi test di lettura di singoli paragrafi per le strade di Matera vanno bene.

Ora il problema è trovare una casa editrice interessata.
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Storie fra i Sassi

Questa è una storia piccola, che vale la pena di esser raccontata.

Una di quelle storie che solo chi vive in un posto può carpire.

E’ una storia bella, fatta di gesti ricorrenti.

Una storia che non ha fretta. Che nasce e pasce nei Sassi di Matera.

Al visitatore attento, capace di andare oltre l’incanto del primo affaccio, non sfuggirà certo che uno degli elementi maggiormente presente negli antichi rioni Continua a leggere

ricordo di Gae

Gae l’ho conosciuta anche io, sebbene non abbia nulla a che fare con il mondo di cui faceva parte. L’ho conosciuta per caso a Matera, nel periodo pasquale del 2011. Quel giorno, era pasquetta, ero atteso a pranzo da alcuni amici, presso un’osteria dove ci riuniamo sovente.

Abitavo da poco in una casa con diverse stanze in avanzo e degli amici mi avevano chiesto se potevo ospitare una coppia che intendeva dormire a Matera per poi andarsi a fare un picnic nelle vicinanze, come da tradizione. Li avevo accolti, gli avevo consegnato un mazzo di chiavi, e me ne ero sceso nei Sassi, mentre loro si andavano a fare un giro in attesa dell’arrivo di altri amici per andare in campagna.

Dopo pochi minuti mi richiamarono,dicendomi che si era aggiunta all’ultimo momento una persona anziana, la nonna dei loro amici, e non se la sentiva di fare il pic nic, per cui mi chiedevano se potevano desinare a casa mia.

Dissi loro che non c’erano problemi, e poiché in casa c’era solo un tavolo, andai nella sede della mia associazione per prendere un altro tavolo pieghevole, e glielo portai.

Erano una decina, dai volti simpatici, si presentarono a uno a uno e mi fecero i complimenti per la casa, che io girai mentalmente al costruttore del’600 che l’aveva messa su, e al proprietario che l’aveva rimessa a nuovo.

L’ultima che si presentò fu lei, Gae.

Poiché insistettero a che pranzassi con loro, rimasi in loro compagnia a mangiare prodotti provenienti da varie parti d’Italia e a bere vino.

Dopo pranzo rimanemmo solo io e Gae in casa, le passai qualche libro su cui c’erano tracce della questione urbanistica di Matera, che tanto ha segnato lo sviluppo della città, con lo sgombero dei Sassi e a costruzione dei nuovi quartieri affidati all’estro e alla capacità di personaggi come Quaroni.

Quando un raggio di sole fece capolino nel quartiere dove vivo, si decise ad uscire nel terrazzino e lanciò uno sguardo vellutato su questo patrimonio dell’umanità che non mi stanco di mirare anch’io, da anni.

Ma lei era Gae, e il suo occhio si posò lesta come un falco grillaio sull’unico edificio che stonava: l’ex asilo costruito dai fascisti,a tetto piatto, oggi rimesso in sesto grazie all’abnegazione del gruppo di giovani che l’hanno occupato da pochi mesi dando vita al centro sociale le Fucine dell’Eco. L’espressione del volto era indignata, come il tono delle sue parole, non si capacitava di come si fosse potuto erigere un edificio così brutto in mezzo a tanta armonia.

Ho avuto la tentazione durante il nostro lungo colloquio di chiederle di poter posare con lei per una foto ricordo, poi ho lasciato perdere, in fondo certi ricordi è bello viverseli nella propria memoria, finché dura.

Fu un pomeriggio davvero intenso, io imbarazzato nel parlare con una persona così importante in modo semplice, come se fosse mia nonna. E combattuto se rivelarle o meno che l’ultima manifestazione cui avevo preso parte a Napoli, prima di emigrare al Sud, era stata proprio contro di lei, rea di aveva rifatto una piazza senza metterci panchine e spostando di lato la statua di Dante. In fondo non ce l’avevamo con lei, che sapevamo essere brava, volevamo solo che fossero rimesse le panchine, e o facemmo portandoci le sedie da casa e sedendoci attorno al perimetro dentro cui il sindaco di allora (Iervolino?) inaugurò il tutto. Poi le panchine le rimisero e la statua l’hanno piazzata dov’era prima dei lavori, al centro, con buona pace dei disegni originari di quella donna dallo sguardo attento e profondo. In fondo nessuno è perfetto.

Ciao Gae, è stato bello conoscerti come persona, al di là del tuo essere un personaggio pubblico.

QUANDO E’ TROPPO E’ TROPPO

di

Sergio Fadini

 

Piazzale desolato della stazione.

Il caldo afoso la fa da padrone.

Aspetto il bus che prima o poi passerà.

Il mare a pochi chilometri.

Gli africani hanno già fatto il pieno d’acqua alla fontanina e sono spariti nelle campagne.

Si avvicina con molta grazia una creatura diafana, anche lei assetata.

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