Posts Tagged ‘Sassi’

A Matera c’è Materia

Di ritorno da un convegno molto interessante a Bergamo, dedicato alle città rivisitate in chiave turistica (di cui DSC_3012parlerò nei prossimi giorni) sul blog, mi è giunto il messaggio di una socia della nostra associazione che mi avvisava che aveva organizzato nella sua bottega (il laboratorio orafo Materia, nel cuore del Sasso caveoso, tappa che qualsiasi viaggiatore che si rispetti dovrebbe ricordarsi di fare) una serata di cui non ho capito per niente il contenuto ma mi è piaciuto il messaggio, in cui era racchiusa l’essenza della serata. Parlava di arte, di viaggio e di bacche e frutti raccolti durante il cammino. Continua a leggere

Manutenzione o abbandono di un patrimonio UNESCO

Il tragico crollo di una palazzina a pochi metri dalla zona turistica dei Sassi, ha provocato forti reazioni nella piccola comunità materana. Tanto risentimento, tantissima solidarietà e un aumento generale della preoccupazione per la staticità degli edifici in tutta la città, che oggi conta 60.000 abitanti.DSCN2615 Continua a leggere

Come scegliere il nome per un bed and breakfast

Quando bisogna aprire un’attività turistica, spesso non si presta molta attenzione al nome da darvi. Il nome ovviamente non è tutto, quel che conta è che il servizio offerto sia giudicato positivamente dai clienti. Ma è anche vero che il nome è una sorta di biglietto da visita, importante come può essere scegliere un buon titolo per un romanzo che si deve pubblicare.

stanza da letto In queste ore mi accingo ad aprire il mio bed and breakfast e mi domando quale possa essere il modo migliore per fare la scelta del nome. Cosa dovrebbe contenere? E se ho dei valori o elementi caratterizzanti, è bene inserirli o mi precludo l’accesso di altri turisti?

Continua a leggere

Storie fra i Sassi

Questa è una storia piccola, che vale la pena di esser raccontata.

Una di quelle storie che solo chi vive in un posto può carpire.

E’ una storia bella, fatta di gesti ricorrenti.

Una storia che non ha fretta. Che nasce e pasce nei Sassi di Matera.

Al visitatore attento, capace di andare oltre l’incanto del primo affaccio, non sfuggirà certo che uno degli elementi maggiormente presente negli antichi rioni Continua a leggere

ricordo di Gae

Gae l’ho conosciuta anche io, sebbene non abbia nulla a che fare con il mondo di cui faceva parte. L’ho conosciuta per caso a Matera, nel periodo pasquale del 2011. Quel giorno, era pasquetta, ero atteso a pranzo da alcuni amici, presso un’osteria dove ci riuniamo sovente.

Abitavo da poco in una casa con diverse stanze in avanzo e degli amici mi avevano chiesto se potevo ospitare una coppia che intendeva dormire a Matera per poi andarsi a fare un picnic nelle vicinanze, come da tradizione. Li avevo accolti, gli avevo consegnato un mazzo di chiavi, e me ne ero sceso nei Sassi, mentre loro si andavano a fare un giro in attesa dell’arrivo di altri amici per andare in campagna.

Dopo pochi minuti mi richiamarono,dicendomi che si era aggiunta all’ultimo momento una persona anziana, la nonna dei loro amici, e non se la sentiva di fare il pic nic, per cui mi chiedevano se potevano desinare a casa mia.

Dissi loro che non c’erano problemi, e poiché in casa c’era solo un tavolo, andai nella sede della mia associazione per prendere un altro tavolo pieghevole, e glielo portai.

Erano una decina, dai volti simpatici, si presentarono a uno a uno e mi fecero i complimenti per la casa, che io girai mentalmente al costruttore del’600 che l’aveva messa su, e al proprietario che l’aveva rimessa a nuovo.

L’ultima che si presentò fu lei, Gae.

Poiché insistettero a che pranzassi con loro, rimasi in loro compagnia a mangiare prodotti provenienti da varie parti d’Italia e a bere vino.

Dopo pranzo rimanemmo solo io e Gae in casa, le passai qualche libro su cui c’erano tracce della questione urbanistica di Matera, che tanto ha segnato lo sviluppo della città, con lo sgombero dei Sassi e a costruzione dei nuovi quartieri affidati all’estro e alla capacità di personaggi come Quaroni.

Quando un raggio di sole fece capolino nel quartiere dove vivo, si decise ad uscire nel terrazzino e lanciò uno sguardo vellutato su questo patrimonio dell’umanità che non mi stanco di mirare anch’io, da anni.

Ma lei era Gae, e il suo occhio si posò lesta come un falco grillaio sull’unico edificio che stonava: l’ex asilo costruito dai fascisti,a tetto piatto, oggi rimesso in sesto grazie all’abnegazione del gruppo di giovani che l’hanno occupato da pochi mesi dando vita al centro sociale le Fucine dell’Eco. L’espressione del volto era indignata, come il tono delle sue parole, non si capacitava di come si fosse potuto erigere un edificio così brutto in mezzo a tanta armonia.

Ho avuto la tentazione durante il nostro lungo colloquio di chiederle di poter posare con lei per una foto ricordo, poi ho lasciato perdere, in fondo certi ricordi è bello viverseli nella propria memoria, finché dura.

Fu un pomeriggio davvero intenso, io imbarazzato nel parlare con una persona così importante in modo semplice, come se fosse mia nonna. E combattuto se rivelarle o meno che l’ultima manifestazione cui avevo preso parte a Napoli, prima di emigrare al Sud, era stata proprio contro di lei, rea di aveva rifatto una piazza senza metterci panchine e spostando di lato la statua di Dante. In fondo non ce l’avevamo con lei, che sapevamo essere brava, volevamo solo che fossero rimesse le panchine, e o facemmo portandoci le sedie da casa e sedendoci attorno al perimetro dentro cui il sindaco di allora (Iervolino?) inaugurò il tutto. Poi le panchine le rimisero e la statua l’hanno piazzata dov’era prima dei lavori, al centro, con buona pace dei disegni originari di quella donna dallo sguardo attento e profondo. In fondo nessuno è perfetto.

Ciao Gae, è stato bello conoscerti come persona, al di là del tuo essere un personaggio pubblico.